L’importanza di saper imparare- Parte 1

Postato da irene il gennaio 10, 2014

 

Immagine di Incase

L’ho rimandata tante volte, ma alla fine ce l’ho fatta! Durante le appena trascorse vacanze natalizie ho letto il libro Insegnare a imparare di Chris Argyris, rivolto ai consulenti di direzione aziendale. L’autore dichiara di essersi dedicato allo studio dei consulenti aziendali, nella convinzione che fossero professionisti molto bravi ad apprendere e a mettere in pratica i principi di miglioramento di cui loro stessi sono promotori. “Dopo tutto, l’essenza del loro lavoro consiste nell’insegnare ad altri a fare le cose in modo diverso”.

Nel corso delle sue ricerche, osserva innanzitutto che ognuno di noi sviluppa una propria teoria dell’azione, cioè una serie di linee guida (definite da Argyris metaprogramma) usate per definire e attuare il proprio comportamento e per comprendere quello altrui. Tuttavia, uno dei paradossi del comportamento umano è che il metaprogramma che effettivamente utilizziamo non coincide con quello che siamo convinti di usare. Non solo, ma pare anche che agiamo ispirandoci a 4 valori fondamentali:

  1. Mantenere unilateralmente il controllo
  2. Massimizzare le vittorie e minimizzare le sconfitte
  3. Reprimere i sentimenti negativi
  4. Comportarsi nel modo più razionale possibile, cioè definire obiettivi chiari e valutare il proprio comportamento sulla base del conseguimento o meno di tali obiettivi

Perché? Semplice, per evitare di sentirsi imbarazzati o minacciati, vulnerabili o incompetenti. Il metaprogramma assolve funzione difensiva e, poiché le attribuzioni alla base del ragionamento difensivo non vengono mai controllate, il processo diventa un circuito chiuso, impermeabile ad opinioni contrastanti. Un metaprogramma di questo tipo inibisce il ragionamento critico e ostacola l’apprendimento.

Ma non è tutto: in un’indagine su centinaia di consulenti è emerso che essi tendono a paragonarsi ai migliori del loro ambiente, tendendo alla migliore performance possibile. Questa aspirazione al successo si accompagna alla paura del fallimento e a una propensione alla vergogna e ai sensi di colpa quando non si riesce a raggiungere l’eccellenza. Si tratta, non solo di paura del fallimento, ma anche di paura della paura del fallimento, poiché, non essendovi abituati, sanno che non riuscirebbero ad affrontarlo in modo superlativo, come sempre aspirano a fare. E quando non riescono ad ottenere i risultati eccelsi ai quali tendono, provano una sensazione simile alla disperazione. Questo scoraggiamento, insieme al ragionamento difensivo, può dar vita ad una predisposizione contro l’apprendimento. Quindi, posto che i consulenti siano i più entusiasti promotori del miglioramento continuo all’interno dell’organizzazione, talvolta accade che siano i primi a rappresentare il principale ostacolo al suo successo.

Ma come ogni problema che si rispetti una soluzione esiste. Prima di svelarvela, però, vi lasciamo riflettere un po’. To be continued…

Categorie: Psicologia e lavoro Recensioni
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  • alessia

    Davvero interessante… sono curiosa di sapere come continua!

  • Irene

    Non ti perdere il prossimo post 😉

  • cara Ire grazie anzitutto per questa preziosa sintesi di un libro che ci coinvolge in pieno in quanto consulenti! tuttavia non riesco a capire come si coniuga la parte dei valori che si dice ci ispirino e il ragionamento sulla parte “frustrazione” determinata dal confrontarsi sempre con i migliori: insomma mi sembra di capire che nel primo caso l’autore dica che i consulenti indossano sempre occhiali rosa e nel secondo sempre neri nel guardare il mondo….O non ho capito niente?! o_O ?!?

  • Irene

    Ciao Cri, diciamo che da un lato l’autore dice che ognuno di
    noi agisce ispirandosi a dei valori. Avere dei punti cardine che guidino le
    nostre azioni ci dà sicurezza. E sebbene avere un metaprogramma (più o meno
    consapevole) ci faccia sentire meno vulnerabili o impreparati esso rappresenta,
    al tempo stesso, un limite al ragionamento critico e quindi all’apprendimento. Parallelamente
    osserva che questi valori sono solo una base, un’ancora di salvezza, nella
    nostra corsa al successo. Perché parla di frustrazione? Perché nel cercare di
    raggiungere il successo, prendendo come riferimento i migliori in campo, non
    ammettiamo di raggiungere risultati che non siano eccellenti. Da qui la nostra
    frustrazione nel caso in cui la performance non ci soddisfi. Questo scoraggiamento, insieme al ragionamento
    difensivo (innescato dall’avere dei valori di riferimento) alimenta la
    predisposizione contro l’apprendimento.
    Spero di essere stata chiara ora e di aver sciolto il tuo dubbio.. In caso contrario sono qui 😉

  • Chiarissimo grazie Ire! Solo continuo a non capire come nel suo ragionamento l’autore abbia definito dei valori che sembrerebbero “universali” e poi subito “sconfessarli” con il caso consulenti…o forse continua a sfuggirmi qualcosa?!

  • Stefano Bertoncini

    ……..secondo me ti stai dimostrando proprio la tipica consulente refrattaria ad imparare il messaggio di Chris Argy­ris …………..

  • Caro @stefanobertoncini:disqus! essendo anche tu un consulente e visto l’affetto che mi lega a te dai tempi della scuola…accetto la sciabolata! Però se tu hai ragione ed è vero quanto disse Confucio “Imparare senza pensare è fatica perduta e Pensare senza imparare è pericoloso” …allora stai attento a me!!! ;))

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