Il modello hamburger racconta la felicità

Postato da Manuela Crovato il novembre 16, 2011

Immagine Happiness di St0rmz

“Felicità…un bicchiere di vino con un panino è la felicità” cantavano Albano e Romina nei lontani anni ’80. Beh la questione è davvero molto vicina al pezzo, perché oggi vorrei parlarvi del modello hamburger, altrimenti noto come il modello della felicità teorizzato da Tal Ben-Shahar nel suo libro “Più felice“.

Il modello in questione nasce più o meno così: l’autore, giocatore di squash a livello agonistico, racconta di quella volta in cui, in occasione di uno dei tornei più importanti dell’anno, decide di prepararsi all’evento con una dieta particolarmente sana, nel mese precedente la gara, ripromettendosi una ricompensa di cibo spazzatura nei giorni immediatamente successivi.

Tuttavia, proprio quando sta per concedersi quattro hamburger, sente di non desiderarli più. Come mai? La sensazione di benessere acquisito con la corretta alimentazione è così forte, che il pensiero di sentirsi affaticato, a seguito dell’imminente abbuffata, lo fa desistere. Ed è proprio qui che nasce la sua teoria.

Considera ciascun panino come il modello di un particolare archetipo di felicità:

  • il più gustoso rappresenta l’archetipo edonista: questo individuo gode di un beneficio immediato (nella metafora, il piacere derivante dal gusto), ma anche di un futuro disagio (sempre in metafora, il malessere fisico conseguente); vive perseguendo il piacere presente per rifuggire il dolore, senza valutare però le possibili conseguenze delle proprie azioni;
  • il vegetariano rappresenta l’archetipo carrierista: tale individuo beneficia di un benessere futuro (in metafora, la salute e la forma), a discapito di quello presente (sempre in metafora, il gusto è piuttosto insipido e non favorisce il godimento); soffre adesso per una ricompensa futura;
  • l’hamburger insipido e malsano rappresenta l’archetipo nichilista: questo soggetto non gode né di un beneficio presente (in metafora, un gusto pessimo), né di uno futuro (sempre in metafora, malessere fisico); ha perso il piacere di vivere nel presente e non vede mete allettanti per il proprio futuro;
  • l’hamburger saporito e sano rappresenta la persona felice: sceglie ed esegue attività piacevoli per lui ( in metafora, il piacere derivante dal gusto), con la consapevolezza che lo condurranno ad un futuro altrettanto sereno e soddisfacente (sempre in metafora, il benessere, la salute e la forma).

E’ proprio quest’ultimo modello quello che il testo ci vuole aiutare a seguire e incarnare, sottolineando due aspetti fondamentali da cui non si può prescindere:

  1. L’autentica felicità è quella che dura nel tempo
  2. Si ottiene solo se il percorso che ci conduce alla meta tanto agognata è esso stesso fonte di godimento.

Insomma, pensando al lavoro per esempio, non solo dovremmo aver ben presente ciò che desideriamo davvero diventare (uno scrittore? un manager? un insegnante? un medico? un avvocato?), ma dovremmo trarre godimento dalle attività che costituiscono l’essenza stessa di tali figure (quindi scrivere, organizzare e gestire, insegnare, curare…).

Mi rendo conto che il tema felicità è estremamente complesso, ma se vorrete leggere integralmente il testo (e io ve lo consiglio vivamente) godrete di una trattazione efficace, pratica, chiara e non banale di ciò che significa vivere. Serenamente.

 

Categorie: Psicologia e lavoro Recensioni
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