Ironia e umorismo…al lavoro!

Postato da Manuela Crovato il ottobre 25, 2011

Immagine Show us your smile! di benjaminasmith

Ridership, ovvero la leadership del sorriso…bell’idea non trovate? E’ il titolo nonché il tema di uno degli audiopost che Bertolino rilascia regolarmente su job24. Beh, la tesi è questa: leader tristi generano collaboratori tristi e la tristezza è la lapide posta sulla creatività e l’innovazione e un dispendio inutile di energia; serietà, d’altra parte, non è sinonimo di sofferenza, ma di credibilità e competenza. Dunque, il suo suggerimento ai leader è quello di essere autorevoli, con una disposizione d’animo serena e una propensione alla sana ironia.

Lo sa bene anche un altro personaggio, oratore e motivatore canadese, Michael Kerr, che dedica un intero sito all’umorismo sul posto di lavoro. E’ lo Humor at work-The Way Work Ought to Be, all’interno del quale è possibile trovare libri scritti di suo pugno, video divertenti, workshop, incontri e articoli sul mondo del lavoro.

Anche la ricerca è dalla loro. Piuttosto recente lo studio condotto dall’Università Bocconi su1860 impiegati nel mondo, relativamente al valore dello humour in ambiente di lavoro. I risultati: l’umorismo e’ diffuso nel 98% dei casi ed è apprezzato nel 99%, crea gruppo e potenzia la leadership.

Beh, risultati positivi direi, tanto che l’Accademia Nazionale del Comico, in collaborazione con Laboratorio Creativo e Umorismo Formazione, ha ideato il Master in Humor Business & Innovazione rivolto a tutti coloro che ricoprono ruoli di direzione e responsabilità nei contesti di lavoro. Attraverso la sperimentazione di creatività e umorismo si cerca di rafforzare nei partecipanti la disponibilità all’adattamento, al cambiamento e alle novità, e di formare competenze relativamente alla gestione degli imprevisti e dei conflitti.

Se avete delle titubanze relativamente alle vostre capacità umoristico-oratorie potreste fare riferimento a “7 Tips on Using Humor in Conversation”, articolo che ci omaggia di preziosi consigli per sostenere una conversazione positiva ed ironica.

Step numero uno non cadere nel sarcasmo e nell’umiliazione dei propri interlocutori, ma pronunciare battute bonarie a coloro che sanno stare al gioco.

Secondo, sviluppare autoironia: quest’ultima aiuta ad abbassare le barriere tra noi e gli altri , quindi, ad avvicinarci a loro in modo divertente.

Ulteriore passo: ridere, senza aspettare che lo facciano gli altri, perché la risata aiuta a sentirsi meno tesi.

Il fare battute, ammesso che ci si riesca, dovrebbe essere un’attività collegata alla conversazione in corso. In una parola: non veniamocene fuori con una barzelletta “fuori-tema” o non opportuna. Non solo quest’ultima non provocherebbe alcuna ilarità, ma potrebbe renderci alquanto ridicoli e creare un’atmosfera “agghiacciante”.

Per provocare riso sarebbe opportuno conoscere il meccanismo principale sotteso all’umorismo, ovvero la contraddizione. Pronunciare affermazioni contrarie a quelle aspettate, infatti, crea l’effetto paradosso e spiazza.

In ultimo: essere più positivi, frequentando per la maggior parte del nostro tempo persone solari, e imparare ad improvvisare (anche se quest’ultimo requisito non mi pare proprio semplice da acquisire).

Insomma, chi è già ironico di natura è in una botte di ferro… tutti gli altri si applichino o cerchino di frequentare le persone più divertenti che conoscono.

Categorie: Psicologia e lavoro
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