Il sistema di misura del valore oggi

Postato da Cristina Recenti il luglio 10, 2009

 Gli schemi, le categorie, le strutture ci servono.  

Ci danno sicurezza: danno un senso al passato, ci permettono di “vedere” il presente e ci aiutano a fare previsioni per il futuro.

Ci permettono di riconoscere chi è nostro amico da chi non lo è, di distinguere ciò che ci piace da ciò che ci dà fastidio…
Peccato che questo strumento che il nostro pensiero è abituato ad utilizzare, diventi poi spesso un’arma contro la nostra creatività, la possibilità di farci stupire, di provare meraviglia, di sprigionare energia.

Ecco allora la decisione di aprire le braccia al 2.0: perché è il tentativo di abbassare le spondine che dividono una scrivania da un’altra, il tentativo di costruire dei legami tra mondi apparentemente separati, di sprigionare l’energia creativa di ognuno nell’incontro con l’altro.
Stiamo sperimentando la fluidità di una realtà resa sempre più veloce dall’aumento esponenziale delle connessioni: connessioni tra personale interno alla nostra organizzazione ma anche collaboratori esterni, clienti e istituzioni.

Ma un dubbio ora c’è.
Ed è questo:

Se eravamo abituati a considerarci bravi quando riuscivamo a raggiungere un obiettivo nel minor tempo possibile (efficacia ed efficienza) quale è il nuovo sistema di misura del valore oggi?!?!

Polpettone Thinking è l’angolo delle riflessioni “pacco” in Project Group.

Categorie: Polpettone Thinking
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  • La mia risposta è senza dubbio il “saper far rete”: il know-how unito al know-who, la capacità di estendere l’ambiente nel quale si è inseriti, valutando possibilità e soluzioni fin ad oggi difficilmente raggiungibili. L’utilizzo della rete e la collaborazione tra persone sono le componenti essenziali che esprimono questo indice.

  • ale

    A mio parere, è urgente la definizione di nuovi indicatori per valutare la performance delle attività lavorative in un ambiente sociale.
    Sono sicuro che le teorie organizzative e lo studio dei social network possono fornirci alcuni elementi di base: il numero di contatti che ogni nodo nella rete possiede (il numero di persone con cui collaboriamo ogni giorno via chat, via skype, via wiki), il numero di “connessioni” attivate ogni giorno, sia inbound che outbound.
    Altri suggerimenti ci possono venire dalla teoria della Attention Economy: quanta parte della nostra attenzione riceve la wiki? quanta ne riceve google? e quanta, invece, ne riceve il telefono?

    Per alcune attività la collaborazione si rivela un toccasana. In questi giorni, ci è capitato di realizzare una complessa attività di benchmark su un ambiente competitivo di più di 100 aziende, valutate su 10+ parametri. Se non avessimo potuto portarla avanti in più persone, utilizzando la wiki, quest’attività avrebbe richiesto almeno il triplo del tempo.

    Così, ora, abbiamo più tempo libero per mangiare il polpettone: lo vorrai condividere, o no?

  • Anche Alessandro si piega al tempo, “mammona” di ogni nostra misura. La cosa bella è che quello che avanza non lo dedica ad altri progetti, bensì al… POLPETTONE!
    Tornando a bomba al tema affermo che non esiste una necessarietà nel legame tra “ordine”, in questo caso rappresentato da regole, e “mancanza di creatività”; sono invece intimamente convinto che l’ordine, proprio per la tranquillità che ci infonde, ci consenta di aprire spazio alla fantasia.
    Il problema ora è il seguente: è davvero possibile fissare delle regole sufficientemente stabili in un contesto che cambia e stravolge così rapidamente tutto ?

  • Alessia

    Concordo con quanto espresso da Giovanni per quanto con riguarda il concetto dell’ordine!
    E sarei curiosa di vedere un pò di indicatori (del resto.. I LOVE NUMBERS)

  • ale

    secondo me, anche se vengono stravolti il contesto tecnlogico e il modo di lavorare, la metodologia di misurazione dei risultati potrebbe rimanere quasi invariata.

    attuamente, che indicatori utilizziamo per misurare la qualità del lavoro di una persona?
    il numero di ore lavorate? il numero di telefonate? il numero di email in/out al giorno? tutto questo, ponderato sul fatturato per ogni singolo consulente? (non so che indicatori si possano utilizzare, faccio delle ipotesi)

    è chiaro che tutte queste misure tengono poco conto di tutti i fattori “relazionali”, dell’interazione con le persone.
    ipotizzando che molta interazione = buona rete sociale = più business (intuitivamente, mi sembra vero. un professionista ha in media 3-4000 numeri in agenda), forse quello che ci interessa è misurare la capacità relazionale/sociale di tutti i professionisti che hanno una relazione con l’esterno.

    che ne pensate?

  • Alessia

    Sì ma per misurare quest’ultimo indicatore che riguarda le relazioni con l’esterno cosa usiamo? facciamo un sondaggio tra i clienti?

    E poi l’obiettivo ultimo non è sempre di EFFICACIA ed EFFICIENZA? la wiki dovrebbe essere un mezzo, oppure no?

  • Ombretta

    Buongiorno a tutti,
    confesso di aver letto un po’ di fretta il tutto ma sono profondamente d’accordo con Giovanni e penso che non esista un nuovo sistema di misura ma che il “vecchio” funzioni benissimo, così come l’altro buon vecchio fatturato..concordo con tutti voi invece nel cambiamento, ormai necessario, delle modalità attraverso le quali si intende raggiungere l’obiettivo……
    A presto….

  • credo che l’obbiettivo ultimo non siano efficacia ed efficienza, tutt’al più entrambe partecipano ad un obbiettivo più grande che è quello di creare valore. E per ricollegarmi un pò a quello che diceva qualcuno post sopra probabilmente valutare l’ampiezza della rete nel quale si è inseriti potrebbe essere un buon modo di esprimerne il valore.

    A dire il vero non credo ci sia nulla di rivoluzionario, anzi probabilmente la maggior parte delle mie parole sono acqua calda 🙂 .. in fin dei conti la vità è sempre quella: gruppi chiusi di persone che fanno “cose” – prima si doveva conoscere personalmente qualcuno all’interno di un dato gruppo per farsi introdurre, oggi la rete abbatte queste barriere e permette di essere trasversali a più contesti/argomenti che in altre parole significa tra le altre cose: trovare nuovi business.

  • ale

    efficacia ed efficienza sono parole vuote nel 2009 – sono come dei polpettoni, non sai mai cosa c’è dentro.
    questo è l’argomento del discorso: gli indicatori vecchi non colgono tutta la torta, alcune fette rimangono scoperte – e sono fette che non hanno nulla a che fare con efficacia ed efficienza, con un approccio top-down all’apprendimento, con le azioni ripetitive di Ford (non Harrison, quell’altro) e del Modello T.

    ci sono ambiti in cui misurare l’efficienza non ha senso – perchè portare a cena tre clienti, per esempio, non è efficiente in nessun senso tradizionale, ma l’attività networking è un agevolatore potentissimo delle relazioni di business. e sfugge agli indicatori tradizionali (quanti soldi hai guadagnato diviso per quanto tempo ci hai messo).

    un altro esempio è la ricerca e sviluppo, il cui percorso è accidentato e procede per errori e correzioni (no?), lungo un sentiero imprevedibile e per cui non puoi applicare i pattern di valutazione tradizionali. che cosa valuti? le micro-innovazioni incrementali? il lampo di genio? le ore che che un ricercatore in laboratorio? e se fossero infruttuose?
    anche qui, la soluzione potrebbe essere una valutazione qualitativa basata sul network: se le tue ricerche vengono recensite bene dai tuoi pari (dal tuo network) sulle riviste accademiche, sinifica che stai lavorando bene*.

    quello che intendo è: più parametri qualitativi legati all’economia di rete ci possono permettere di capire delle dinamiche che, altrimenti, andrebbero disperse.

    e non solo in un’ottica di premio/punizione, ma anche per capire quali sono le dinamiche vincenti. mi sembra l’unico modo per ri-crearle.

  • Alessia

    sicuramente mi sfuggono molte cose proprie di questa nuova teoria, e sicuramente alcuni nuovi indicatori qualitativi sarebbero davvero molto interessanti.
    ma dire che efficacia ed effienza sono “parole vuote nel 2009” mi sembra un pò esagerato, piuttosto è vero come dice Fabrizio che l’obiettivo è creare valore, ma senza efficacia ed efficienza mi sembra difficile..

    Un esempio, proprio come dicevi tu Ale nel tuo primo post, la wiki, e quindi la possibilità di lavorare insieme, ti ha permesso di risparmiare tempo che hai utilizzato per mangiare il polpettone.. risparmiare tempo non è sinonimo di efficienza?

  • Ora ci vorrebbe un parere esterno.
    Io ho linkato a facebook e LinkedIn il blog ma ancora non ho avuto risposte…
    Scommettete che se “postiamo” un bel manualetto con le nostre soluzioni alla misura di efficienza ed efficacia in rete attiriamo il mondo?
    Comunque bravi! Da ogni vostro commento scaturiscono suggerimenti e idee!

  • ale

    hai ragione, alessia.
    forse sono stato un po’ drastico e di sicuro mi sono spiegato male.
    quello che intendevo è: in alcuni casi, l’efficienza non è il nostro obiettivo (e non è il parametro che vogliamo misurare)

    può sembrare assurdo, forse. ma (secondo me) ci sono dei casi in cui puntare all’efficienza (ed efficacia etc.) può essere fuorviante, o addirittura dannoso (sto pensando al caso di un’azienda che deve decidere se acquistare un impianto ecologico o meno: la soluzione ecologica spesso non è quella efficiente).
    che ne pensi?
    credo che ci sia un simile trade-off tra efficienza e creatività, in molti casi (questo perchè molte idee buone vengono in momenti di ozio).

    comunque, (faccio un passo indietro) ammettiamo che il concetto di “efficienza” sia abbastanza elastico da comprendere anche questi casi (dipende solo da qual’è l’obiettivo della tua efficienza).
    abbiamo una possibilità concreta davanti. possiamo misurare tutto quello che facciamo durante la nostra giornata lavorativa (perchè online e dentro il computer tutto è misurabile).

    quali parametri teniamo d’occhio? e con quali obiettivi li raffrontiamo?

  • Nicola

    Secondo me c’è un pò di confusione… Efficacia ed efficenza non sono sicuramente obiettivi ma sono indicatori per misurare e tenere sotto controllo quanto una organizzazione si sta avvicinando o ha raggiunto l’obiettivo definito.
    è impensabile stabilire quanto un obiettivo sia stato raggiunto attraverso la sola lettura di valori assoluti…
    es. ho procurato 10.000 contatti! sono stato bravo? chi lo sa? qual’era il mio potenziale?

  • Alessia

    Per quanto concerne il caso dell’azienda che decide di investire in un impianto ecologico, io credo che: è vero che al momento l’investimento potrebbe sembrare inefficiente, ma come in ogni investimento che si rispetti il buon imprenditore avrà valutato a priori i costi e i benefici d’immagine che deriveranno da questa operazione e solo in caso di ritorni d’immagine consistenti si deciderà di investire.

    Alla tua domanda “che cosa misurare e quali parametri tenere d’occhio” non saprei cosa rispondere anche perchè come ha detto Nic gli indicatori dipendono direttamente dagli obiettivi aziendali..
    prima di chiedersi che cosa misurare, dovremmo domandarci “quali sono gli obiettivi da raggiungere?” “su che cosa vogliamo puntare?”

  • Ok. Da ora la misura è:
    NUMERO DI IDEE SULLA MISURA DELLA CREATIVITà
    In palio un mese di anticipo sul miglioramento di profilo!

    Attenzione! Le idee che non avranno attinenza con l’oggetto non saranno considerate!

  • Alessia

    a questo punto potrei anche ritirarmi dalla “competizione”… non credo che la creatività sia tra le mie migliori qualità..!!!

    Comunque vedrò di rifletterci su..magari come dice Ale in un momento di ozio, avrò un’idea geniale…! Speriamo!!!

  • Virginia

    Va bene…l’indicatore di efficacia…nel senso che insieme grazie ad uno strumento come il social network possiamo ottenere l’obiettivo “creativo” che ci siamo posti; va bene pure l’indicatore di efficienza..per cui siamo riusciti ad ottenere quello che volevamo con l’impegno minimo delle risorse (quindi anche il tempo…considerando che oggi come oggi essere creativi significa stare al ritmo del cambiamento globale)…Ma che senso ha la nostra azione se a prescindere dalla nostra presenza il nostro progetto (ovvero il mezzo attraverso cui abbiamo scelto di raggiungere l’obiettivo creativo o soddisfare un bisogno) non ha alcun futuro….?
    Le ragioni possono essere varie:
    – il beneficiario (o cliente) non ha compreso il senso del progetto che stiamo adottando
    – il beneficiario (o cliente) non ha compreso il linguaggio con il quale viene presentato il progetto (o mezzo)
    – il beneficiario (o cliente) non ha compreso come sfruttare il progetto (o il mezzo) per raggiungere i propri obiettivi specifici
    Tutto questo ha che vedere con la sostenibilità di un’azione…
    Non è un caso che nei progetti finanziati dalla Commissione Europea questa sia una delle variabili secondo cui viene valutato un progetto.
    Quello che si chiede è infatti di dimostrare: se il progetto (o mezzo) ha valore non solo per chi lo realizza ma anche per chi ne è il diretto beneficiario; se questo è in grado in piena autonomia di portalo avanti nel tempo; se è effettivamente accessibile a tutti in termini fisici ma anche cognitivi; se questo ha un impatto positivo o negativo e se è possibile dimostrarlo? anche eventualmente attraverso delle analisi di clima o di soddisfazione…se questo è replicabile o meno…
    Quindi se creatività significa costruire delle “cattedrali nel deserto” è meglio lasciare questo lusso agli sceicchi…

  • Nicola

    Penso solo che il “vecchio” sistema di misura (efficacia ed efficienza) del valore di oggi non e’ Diverso dal sistema di misura del valore di “ieri”…

  • Ok ragazzi ma… i parametri per la misura?

  • Riprendo sull’esempio di Nicola che, unico fra tutti, ha individuato la necessità di rifarsi ad una prestazione potenziale (il riferimento) senza la quale qualsiasi prestazione non ha alcuna speranza di poter essere valutata in termini oggettivi.
    Che ne dite di:
    Per la valutazione dei riferimenti (denominatore)
    – numero di rami della mindmap delle relazioni generata dalla risorsa (numero delle relazioni identificate)
    e per la valutazione della prestazione: (numeratore)
    – connessioni realmente attivate.
    A seguire potremmo assegnare un rendimento (economico o cognitivo) al singolo ramo esperito. Ancora una volta la prestazione dovrebbe essere valutata come rapporto tra “riferimento” e “realizzato”.
    Bye

  • Virginia

    Giovanni spero di aver capito bene…quindi tu proporresti il rapporto fra il valore del rami esperiti sul valore delle relazioni identificate?
    Ma in questo modo non spingeresti le persone…a ridurre il volume della prima esplosione idee…per tenere alto il rapporto…e quindi ad un appiattimento creativo…
    Faccio un’ipotesi: se io produco 2 idee del valore complessivo di 10 Euro, e riesco ad attivare l’idea A del valore di 6 Euro, l’indice creativo sarebbe 0.6.
    Se un’altro produce 8 idee del valore complessivo di 25 Euro, e riesce ad attivare 3 opzioni per un valore di 15 Euro, l’indice creativo sarà sempre 0.6.
    Quindi chi è dei due il più creativo? Mi sfugge qualcosa?

  • l’esempio dei 10.000 contatti mi pare calzante, specie se pensiamo al mercato dell’advertising online che per lo più si muove sul numero di “impression” e “click” realizzati su un banner, in sostanza ancora contatti.
    Questo mondo prende come indice di successo il Click-through, cioè il rapporto fra i due.
    Effettivamente misurare i risultati di un progetto in modo simile potrebbe essere una buona idea.

  • Alessia

    quello che dice Virginia è vero, secondo me per ovviare a questo problema invece che ragionare sulla singola riorsa si potrebbe confrontare il numero di idee creative di una risorsa (numeratore) rispetto al totale delle idee creative (denominatore), sia in termini numerici che anche di valore economico creato

  • Non so nessuno di voi ha mai sentito parlare di una metodica che va sotto il nome di “TRIZ”.
    Il tentativo di un signore russo, tal Genrich Altshuller, qualche anno fa (1946!) fu quello di limitare il numero di idee non performanti sulle quali le aziende si sforzano di fare innovazione. Il rapporto ad oggi è circa 3000 a 1. Di 3000 idee, 300 si traducono in idee proponibili e 125 in progetti. Dei 125 progetti le aziende ne selezionano 9 ed uno solo si trasforma in successo commerciale (fonte: Candido Wolfson – Triz tecnologia per innovare – 2007).
    Probabilmente tra i due signori di cui al commento di Virginia resta difficile stabilire chi sia il più creativo; Il problema non sarà la competizione tra i due ma l’efficienza complessiva della loro azione che, nell’esempio che hai fatto, è chiaramente misurabile. Entrambi hanno contribuito ad incrementare il valore del contesto socio-economico nel quale ci troviamo con una efficienza complessiva simile, misurabile e confrontabile con l’azione di altri.
    Le buone idee creano lavoro, soddisfazione e ricchezza.

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  • Cristina

    sorrido pensando a quanta forza creativa si è scatenata intorno ai termini più o meno obsoleti ma sicuramente diversamente interpretabili (e interpretati) di efficacia ed efficienza!!
    ognuno di noi ne ha avuto un’esperienza diversa: chi come me li ha usati come strumento per creare chiarezza in azienda sostenendo la bellezza di saper raggiungere l’obiettivo (efficacia) con il minore dispiego di energie possibile (efficienza) fa fatica ad abbandonarsi ad un mondo nel quale gli obiettivi potrebbero anche cambiare e nel quale la variabilità non è più un nemico da combattere (ricordi giovanni la nostra cara definizione di qualità?!? on target with minimum variability!!!)
    Eppure lo ribadisco: evviva il nuovo mondo, evviva la nostra capacità di ridefinire i nostri schemi (primi fra tutti le parole che usiamo) per essere più creativi, per essere generatori di nuovi valori, per essere sempre pieni di energia!!!

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