La scalata verso il successo

Postato da Manuela Crovato il maggio 2, 2011

Revtank Outtakes da MiiiSH

Il “successo” nella sua accezione generale significa “buona riuscita” e può riguardare ambiti e soggetti, beneficiari del risultato favorevole, molto differenti.

II grande schermo è rimasto più volte sedotto dal mito americano della “scalata al successo”, intesa come passaggio da uno stato di difficoltà personale e professionale a uno di affermazione e conseguimento di fama, popolarità e ricchezza.

Conoscete Il segreto del mio successo? Commedia ironica e soft, non è difficile individuarvi un chiaro riferimento al Yuppismo, tendenza statunitense dei giovani uomini d’affari degli anni Ottanta ad inseguire il sogno di affermazione e ricchezza, buttandosi nella New York di Regan, allora particolarmente florida e promettente per coloro che investivano in borsa. La storia narrata è, infatti, quella di un giovane neolaureato (Brantley Foster interpretato da Michael J.Fox.) che lascia il suo piccolo paese di campagna per cercare fortuna a New York. Fermo sostenitore della meritocrazia, con le sue sole forze e senza cedere alle facili lusinghe della raccomandazione (quella dello zio o della figlia del fondatore della grossa Compagnia per cui lavora inizialmente come fattorino), realizza il suo sogno, diventandone amministratore delegato.

Una storia vera di scalata al successo è invece quella di Chris Gardner (interpretato da Will Smith) in Alla ricerca della felicità, imprenditore oggi milionario partito da una condizione di assoluta povertà, che necessità, ambizione e tenacia hanno condotto alla meta tanto agognata. Un figlio a carico, la mancanza di cibo e di un tetto sotto cui vivere rappresentano lo stimolo tangibile, il fattore propulsivo per la ricerca di una condizione migliore, il tutto accompagnato da una forte determinazione, ambizione e desiderio di successo personale, caratteristiche figlie del contesto socio-culturale americano, ove l'”arrivare” sembra essere il traguardo più importante da raggiungere nell’esistenza.

Fattori differenti, primo fra tutti una grandissima scaltrezza da far fruttare in popolarità e ricchezza, hanno invece portato all’affermazione personale e professionale del giovane Mark Zuckerberg, creatore ufficiale di Facebook. I pochi frammenti del trailer di The Social Network, il film che narra la storia della Rete Sociale più diffusa nel web, rendono evidente la risolutezza del giovane, che con un approccio alla vita che sfiora il cinismo, riesce a raggiungere il suo obiettivo, diventando il più giovane miliardario nel mondo.

A fare da contraltare alla cultura dell’affermazione Impiegati di Pupi Avati, un film dell’ormai lontano 1985, che riprende il fenomeno del Yuppismo e lo sbeffeggia, narrando la storia di un triste e malinconico ufficio di banca degli anni Ottanta, ove impiegati giovani e più anziani agiscono alle spalle dei propri colleghi per primeggiare e raggiungere “la posizione” in una realtà che, nel concreto, promette e concede poco, ove individualismo, amarezza e malinconia la fanno da padrone, scardinando i buoni propositi e le originarie speranze.

Non ci rimane che confrontarci con la nostra personale realtà lavorativa, ma soprattutto con i valori che ci stanno guidando, cercando di capire se li abbiamo scelti davvero o se li abbiamo assorbiti passivamente!!

Categorie: Creatività in azienda Psicologia e lavoro
Tag:
  • Armando

    Ottimo esempio il film impiegati, gran bel film anche se molto triste.
    La scalata verso il successo….a volte forse nn ne vale la pena: troppi compromessi.

  • LaViaDelSamurai

    Sono d’accordo con il riferimento finale ai valori…
    Secondo me il “successo” non ha nulla a che vedere con ricchezza materiale, arrivo professionale o fama e popolarità… io non voglio credere che questi siano il metro con cui misurare la “riuscita” di un essere umano nella sua esistenza.
    Secondo me l’unico successo possibile è quello personale.. nel conoscere sé stessi, “diventare” sé stessi, sulla base di valori che si sentono buoni e generativi per sé e, potenzialmente, per il mondo tutto.. 😀 agire come se si fosse “Amore”..
    Quindi in famiglia, con le persone al lavoro, gli amici, e non solo..
    l’ossessione per il denaro, la fama etc, distraggono secondo me dal vivere una vita appagante. 🙂
    Se poi ricchezza, carriera e altro sopraggiungono nella nostra vita, va benissimo, non vanno demonizzati. Sono strumenti.. quindi l’importante è usarli bene e per il bene! 🙂
    Parlando di Social Network, trovo che sia un esempio perfetto.. perché mostra molto chiaramente come la persona che ha creato il più grande social network del mondo, si senta, in fondo all’anima, profondamente solo.
    Ciao!

  • Project

    Grazie per i commenti La Via del Samurai e Armando. Commenti decisamente saggi i vostri!
    Il rischio del successo è proprio quello di trovare fama e ricchezza, ma di perdere di vista valori e caratteristiche fondamentali all’esistenza umana, come emerge chiaramente in The social Network o, in modo diverso, in Impiegati.
    Come scrive La Via del Samurai, ben vengano ricchezza e successo se ci sono, purché non vadano ad oscurare il rapporto autentico con noi stessi e quello con gli altri.

  • Pingback: Mamie D. Daniel()

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