Il colloquio di lavoro…in scena

Postato da Manuela Crovato il maggio 10, 2011

Job interview di Susanne 13

A quale lavoratore, almeno una volta nella vita, non è capitato di dover affrontare un colloquio di lavoro? Rappresenta, forse, una delle esperienze più importanti della vita e spesso e volentieri è motivo di ansia e preoccupazione. Il potenziale datore o chi per esso, attraverso una più o meno breve chiaccherata, deve poter esprimere un giudizio sulla compatibilità del candidato al ruolo da ricoprire.

Non esiste un protocollo standard che ne assicuri il buon esito, tuttavia ci sono una serie di norme d’uso che sarebbe opportuno rispettare.

Guardando alcune scene di colloqui di lavoro di film memorabili, è possibile trarre preziosi spunti per comprendere ciò che è bene, ma soprattutto ciò che NON è opportuno fare durante il famoso incontro.

Se, infatti, vi sta a cuore fare una buona impressione dovreste presentarvi quantomeno motivati e con un fare attivo e dinamico (nel limite e con buon senso), atteggiamento che non si addice di certo al giovane neo-laureato interpretato da Stefano Accorsi in Santa Maradona. Emblema di una generazione insicura, che passa di colloquio in colloquio con scarsi successi, di fronte al comportamento e alle parole svilenti e critiche dell’intervistatore nei suoi confronti, il protagonista assume una condotta rigida e di difesa, e si prende gioco del suo interlocutore, rispondendo ad ogni tipo di domanda con la medesima parola.

Al polo opposto troviamo Dupree in Io, tu e Dupree, che appare sin troppo dinamico e attivo. Se, infatti, durante i colloqui è buona cosa mostrarsi, oltre che risoluti, anche sinceri, il protagonista pecca di eccessiva schiettezza tanto da palesare la sua filosofia di vita, contraria o quantomeno poco affine alla logica lavorativa: “Non sono uno stakanovista; per me è cosa fondamentale godermi la vita; io non vivo per lavorare, ma lavoro per vivere”! Tra le buone pratiche, si trova anche quella di porre domande pertinenti e opportune relativamente al futuro impiego e all’azienda che lo offre, ma anche in questo caso l’esaminato si limita a chiedere quali siano le ricorrenze festeggiate dalla Compagnia, aggravando ulteriormente la sua posizione. Anche il tono non è da trascurare, assolutamente confidenziale e amichevole, risultando assolutamente fuori luogo.Tuttavia, surrealismo e assurdità fanno il loro ingresso nel momento in cui avviene il ribaltamento dei ruoli ad opera di Dupree: dopo aver pronunciato una serie di frasi inopportune, infatti, si congeda senza aspettare che lo faccia chi di dovere, come se fosse sua la facoltà di decidere l’esito del colloquio (“Beh, ci abbiamo provato via…”, alzandosi e stringendo la mano).

Similmente spiazzante la scena di Woody Allen in Prendi i soldi e scappa. L’interrogato è un ex criminale incallito, Virgil Starkwell, che cerca a tutti i costi di non svelare il suo passato corrotto, fornendo risposte assurde alle tradizionali domande (Ha mai lavorato in un ufficio?, Che tipo di ufficio era? ecc). La comicità viene data non solo dal tipo di risposta, ma anche e soprattutto dal contrasto tra questa e la serietà e pacatezza con cui vengono fornite. Si assiste ad un ribaltamento dei ruoli e ad una scena paradossale: Virgil Starkwell assume il ruolo del suo interlocutore e lo congeda, dicendogli con sfrontatezza e strafottenza: “Il tempo concesso è ormai scaduto. Non è riuscito a indovinare quale fosse la mia occupazione ed è solo per compiacerla che le dirò che cosa facevo”. Il protagonista riesce così a ridurre l’intervistatore in stato confusionale e a farsi assegnare un posto nell’Ufficio spedizioni della ditta…Bene, se non vi chiamate Woody Allen e non fate l’attore, vi sconsigliamo vivamente di riprodurre la situazione.

Dulcis in fundo (alla nostra personale selezione, si intende) non poteva mancare il rag. Fantozzi e il colloquio dopo il quale verrà assunto alla megaditta. Il successo dell’incontro è da attribuire alla preparazione del ragioniere sul fronte del cinema d’arte, vera passione del presidente della commissione, che pone all’interlocutore domande relative all’argomento, trovandolo incredibilmente preparato. Come è facile immaginare, la conoscenza di Fantozzi non è attribuibile a cultura personale, ma è conseguenza della soffiata di un capo usciere corrotto, che, diffondendo l’informazione, ha consentito al ragioniere di prepararsi e fare bella figura con il selezionatore. Inutile dirlo…da non imitare postura e modo di parlare dell’intervistato, mentre molto bene la conoscenza di interessi e hobby di chi selezionerà.

Beh, nella speranza di non avere confuso ancora di più le vostre idee relativamente all’argomento…In bocca al lupo!

Categorie: Creatività in azienda Psicologia e lavoro
Tag:
  • Armando

    E cosa vogliamo dire dei colloqui di lavoro in Trainspotting……surreali e al limite della follia, praticamente fantastici.

  • Projectx

    E’ vero!Memorabile…

    Decisamente folle e STUPEFACENTE

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