Ambizione: pregio o difetto?

Postato da Manuela Crovato il maggio 16, 2011

How to get an apple di HikingArtist.com

Nel campo lavorativo, come in quello personale e sociale, l’essere ambiziosi comporta atteggiamenti e spinte positive indirizzate al caparbio raggiungimento di determinati obiettivi. In tal senso l’ambizione non può che essere interpretata positivamente, quale incentivo a fare sempre di più e meglio nell’area di proprio interesse.

Tuttavia, quando le condizioni di determinazione a raggiungere il successo diventano “a qualsiasi costo”, facile è sfociare nel carrierismo, ove tutto (o quasi) sembra essere ammesso, anche e soprattutto a discapito della propria vita affettiva e della rete amicale.

Lo sa bene Andrea Sachs (Anne Hathaway), protagonista di Il diavolo veste Prada, una giovane neo-laureata di talento che pur di ottenere il ruolo di redattrice nella famosa rivista di moda Runway, non solo accetta di esercitare, inizialmente, il ruolo di seconda assistente della direttrice Miranda Priestly (sin qui nulla di male), ma ne sembra sopportare tutte le angherie e i soprusi, mettendo a repentaglio la propria vita sentimentale e sociale.

Anche Giorgio Pasotti in Volevo solo dormirle addosso, sembra disposto davvero a molto…Nel film è Marco Pressi, giovane formatore e motivatore dell’azienda MTI, che non si lascia intimidire dalla proposta dei suoi superiori, salvo poi perdere la fiducia e la benevolenza di tutti i colleghi, la propria ragazza e gran parte del benessere psico-fisico. La conclusione a cui arriva il protagonista è che il mondo del lavoro sia ineluttabilmente fatto di Desideri e obiettivi..desideri e obiettivi…

Sacrilegio non ricordare, infine, L’avvocato del diavolo. Film memorabile, con un cast di tutto rispetto, narra l’ascesa professionale di un giovane e promettente avvocato (Keanu Reeves) felicemente innamorato (di Charlize Theron). Notato da un famoso studio legale di New York, cede alle lusinghe e alla seduzione del denaro e del successo che gli vene prospettato dal diavolo, incarnato da Al Pacino, che si declina e si oggettiva nelle tentazioni di una provocante collega, in un lussuoso appartamento cittadino e nella fama ottenuta. Tutto questo lo porta velocemente a perdere di vista valori e affetti di cui si è sempre circondato. Indimenticabile una delle scene finali, ove il vero significato dell’opera cinematografica viene a galla, svelandone l’insegnamento intrinseco: la vanità mette a dura prova la nostra esistenza in ogni momento, richiedendo una scelta alla quale spesso cediamo…a carissimo prezzo!

Ammesso che la strada al successo e le tentazioni cui veniamo sottoposti ci appaiono sin da subito in tutta la loro chiarezza, a quanto sareste disposti a rinunciare per “arrivare”?

Categorie: Creatività in azienda Psicologia e lavoro
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