Il team building..che funziona

Postato da Manuela Crovato il marzo 15, 2012

Immagine di Michael Cardus

Con il termine Team building (la costruzione del gruppo) ci si riferisce a quell’insieme di attività ludico-ricreative utili alla costituzione di un gruppo di persone. E’ un approccio formativo utilizzato molto spesso nelle realtà aziendali allorquando vi sia un gruppo in crisi, sotto stress, non efficiente o semplicemente formato da poco tempo; consente, infatti, una conoscenza profonda dei propri colleghi, un aumento di fiducia reciproca, collaborazione e cooperazione e la creazione di contesti lavorativi piacevoli e solidali.

Si spazia dalla cucina, allo sport di squadra, alla musica (suono e canto corale), ai grandi giochi come la caccia al tesoro, ai viaggi…con un costante denominatore comune: fare qualcosa, insieme.

Julie Rains, autrice dell’articolo Team Building Activities That Actually Work, ci omaggia di alcuni esempi di un approccio di questo tipo, che possono diventare un utile spunto per nostri interventi e future attività.

Heather Bennett, vice presidente Marketing di M5 Networks, ad esempio, ha asserito di aver ottenuto molti guadagni per l’aumento delle vendite a seguito delle attività di team building promosse dalla stessa azienda. I dipendenti, a seguito di lezioni di musica, hanno dovuto costituire dei gruppi musicali, suonare insieme e partecipare ad una competizione finale. Gli obiettivi di tali esercizi di squadra erano quelli di far sperimentare abilità che richiedessero tempo e pazienza (le stesse qualità utili per la crescita delle loro competenze) e che fossero in grado di migliorare la loro capacità di adattamento in situazioni di elevata mutevolezza (il mercato stava cambiando davvero e avrebbero dovuto imparare a misurarsi con situazioni nuove e sempre diverse).

Altro caso, quello di Andrea Manfredi, fondatore e CEO di SuperMoney. Gli eventi progettati si svolgevano al termine della giornata lavorativa: i dipendenti venivano portati in una zona remota e fatti giocare fino al mattino; al sorgere del sole erano concesse loro un paio d’ore di sonno, per poi essere “rispediti” in ufficio intorno alle 10. Risultato? A detta dell’azienda i dipendenti erano stanchi, ma avevano imparato a lavorare insieme in un contesto stressante. Perché tutta questa “sofferenza” imposta? Pare che le situazioni difficili, se superate insieme, favoriscano la coesione e l’affiatamento (effetto amplificato, se la sfida viene condotta durante ore inusuali).

Per quanto ci riguarda, anche noi abbiamo coinvolto alcune delle nostre aziende clienti in team building days: per l’occasione abbiamo scomodato rugby, rafting, canto, la cucina, ma anche il più introspettivo emotional team building, finalizzato al maggiore controllo della propria emotività, nella relazione con l’altro.

Anche in Project, ogni tanto, ci diamo al team building fuori porta: qualche giorno al mare, una giornata sulla neve. Inutile dire che queste iniziative trovano sempre consenso unanime e aiutano a ricomporre il gruppo, quotidianamente diviso dagli impegni lavorativi.

In fondo, come ci suggerisce la saggezza buddhista, “Qual è il suono di una sola mano che applaude?”…Ahimè nessuno.

Categorie: Benessere organizzativo Comunicazione Management
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