Il misuratore della felicità

Postato da Manuela Crovato il settembre 26, 2012

Immagine di Camdiluv

Basta, dopo aver letto e scritto abbondantemente di felicità (vedi “Il modello hamburger racconta la felicità“, “Come essere felici al lavoro“) mi ero ripromessa di non affrontare l’argomento per un po’ e invece, eccomi di nuovo qui, a pensare al tema annoso e tanto dibattuto della gioia umana. In cosa consiste? Come studiarla? Come ottenerla? Pare poco…

Tuttavia la psicologia sta riuscendo a monitorare questo sentimento, anche grazie ai nuovi strumenti di comunicazione.

Misurare la felicità, quindi, si può, a patto di farlo in tempo reale. E’ quello che hanno compiuto i ricercatori del progetto Track Your Happiness, utilizzando un’applicazione per I-phone in grado di intervistare i partecipanti a intervalli casuali su: umore, contesto/ambiente, interazioni sociali, livello di produttività, tipologia di pensieri durante la divagazione mentale nello svolgimento delle attività.

Il risultato? Davvero interessante: “Le persone sono molto meno felici quando la loro mente divaga rispetto a quando è focalizzata“. In pratica, divagare con la mente su questioni spiacevoli o neutre porta a un calo della felicità, mentre pensare a cose belle non ha alcun effetto particolare sullo stato d’animo. Ovviamente i “viaggi mentali” variano molto in base al tipo di attività: il tragitto casa-lavoro pare essere deleterio (60% di divagazione), mentre la conversazione porta “solo” a un 30% di “distrazione”.

La questione si pone sul luogo di lavoro. Chi ha la propensione alla divagazione mentale è decisamente meno produttivo e se pensiamo che tendenzialmente tutti dedichiamo la metà della nostra giornata lavorativa al pensiero di questioni personali il conto è presto fatto. La soluzione è imparare a focalizzare il proprio pensiero, a utilizzare la propria mente per l’attività che si è chiamati a svolgere o che si desidera svolgere. Lungi dall’essere un’abilità esclusivamente innata, è possibile apprenderla con molto esercizio e buona volontà.

Altre ricerche forniscono ulteriori spunti per manager e responsabili delle HR per la cura del benessere lavorativo e per la produttività.

Mi riferisco alle ricerche che hanno dimostrato che le persone danno il meglio di sé se stimolate e non se messe sotto pressione o in ansia.

Il benessere psicologico, inoltre, è favorito anche dalle buone interazioni sociali, ecco perché risulta vantaggioso intrattenere e favorire relazioni positive e una comunicazione efficace tra colleghi.

Al di là della storia e della vita privata che ogni lavoratore può avere, gli articoli sembrano suggerire, a chi di dovere, la cura degli aspetti sopraccitati.

Io nel frattempo rimango sintonizzata sull’argomento: non vorrei perdermi nuove e importanti scoperte!

Fonte: Speciale “Il fattore F”, Harvard Business Review Italia- Gennaio/Febbraio 2012

Categorie: Benessere organizzativo Psicologia e lavoro Recensioni
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